Tempo di play-off. La lunga attesa è finita. Ci giochiamo l'accesso al Mondiale. Inutile ribadire che è uno snodo chiave per il nostro calcio, lo si capisce dall'aria frizzante che si respira nei circoli del calcio. Non aver partecipato alle ultime due edizioni della Coppa del Mondo ha reso questo appuntamento ancor più "sentito".

C'è chi è già raccolto in preghiera, chi spera nella dea bendata e chi fa finta di nulla, sottolineando come sia meglio non andare, visto il nostro livello calcistico. Personalmente sono pronto. Ho vissuto, in prima linea, le due eliminazioni precedenti. Ho sofferto tantissimo, a tal punto che credo di avere l'esperienza adatta per approcciarmi al meglio alle due sfide (sperando che siano due) che attendono la Nazionale.

Voglio essere chiaro: siamo superiori sia all'Irlanda del Nord che, dovessimo andare in finale, alla vincente di Galles-Bosnia Erzegovina. Certo, di fuoriclasse in rosa non ne abbiamo (forse uno solo ma gioca in porta) ma non siamo neanche una banda di improvvisati scarponi. 

Sono convinto che il vero, grande, avversario di questa Italia sia... l'Italia. Per questo ritengo che Gattuso, insieme al suo staff, abbia il compito più difficile, ovvero far capire a tutti gli Azzurri, sia quelli più esperti che quelli giovani, che andare al Mondiale non è un obbligo ma l'inizio di una festa. 

Entrare nella lista dei partecipanti al grande evento renderebbe questi ragazzi immortali. Parleremo di loro, tra qualche decennio, come quelli che hanno riportato l'Italia al Mondiale. Posso già immaginare il documentario...

Dai, fuori le bandiere tricolori, c'è l'Italia da tifare. Inutile remare contro, ora serve solo stare uniti e compatti per spingere questa Nazionale, imperfetta ma genuina, alla conquista del pass che tutti noi sogniamo...

Sezione: Editoriale / Data: Lun 23 marzo 2026 alle 09:31
Autore: Fabrizio Ponciroli
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